Un polacco sul fronte della Garfagnana

Scorrendo i miei elenchi di alpini della Monte Rosa mi sono imbattuto in un soldato che ha attirato la mia attenzione; ho provato ad approfondire e ve lo presento attraverso quanto sono riuscito a ricostruire della sua storia.

Si tratta dell’alpino Wesolwski Casimiro, Battaglione Brescia, 3a Compagnia, I° Plotone.

Wesolwsky, come suggerisce il cognome, è polacco, nato a Leopoli il 4 marzo 1926. Il suo servizio militare non inizia nella Monte Rosa ma probabilmente nel 1942 quando si arruola volontario a soli 16 anni in un reparto alpino della Divisione Julia, col quale combatte sul fronte russo. Ferito in un combattimento è arretrato nelle retrovie e quindi fatto rientrare in Italia per le cure. Dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla RSI e, ancora una volta volontario, è destinato alla Monte Rosa addestrandosi in Germania con il Battaglione Brescia.

Rientrato in Italia, durante il periodo ligure partecipa alle azioni di rastrellamento con la sua compagnia distinguendosi per senso del dovere e responsabilità. Ama l’Italia e la considera la sua seconda Patria. Trasferito il Battaglione sul fronte della Garfagnana, continua a mettersi in evidenza per temerarietà e disciplina.

Il 16 novembre 1944 Wesolwsky si offre volontario per una rischiosa azione di pattuglia comandata dal Sottotenente Luciano Pini; l’ufficiale ha visto trincerarsi in un casolare in terra di nessuno nella zona di Castelvecchio Pascoli una squadra nemica e vuole snidarla.

Escono in 11, il sottotenente Luciano Pini, il Sergente Maggiore Giorgio Borella e 9 alpini tra cui Wesolwski.

Arrivati nei pressi del casolare gli uomini si organizzano per l’attacco ma sono scorti dagli americani; invece di ritirarsi Pini decide comunque di assalire il casolare.

Il caporale Giovanni Crescini(1) copre l’assalto dei suoi compagni sparando allo scoperto con la sua MG. Fin dai primi istanti è ferito gravemente all’addome ma continua a sparare per tutta l’azione.

Vengono sparati un paio di colpi di panzerfaust sulla costruzione e gli uomini attaccano allo scoperto sotto il fuoco americano.

Sul prato antistante il casolare cadono in tre ma il resto della pattuglia supera di slancio l’intenso fuoco nemico e arriva a ridosso della struttura. L’alpino Wesolwski nell’azione è tra i primi a raggiungere il casolare. Lancia in una finestra alcune bombe a mano e contribuisce alla riuscita dell’azione.

Alcuni americani scappano dal retro, altri si rifugiano in cantina continuando il fuoco sugli alpini. Il Sergente Maggiore Borella, entra per primo, lancia anche lui due bombe a mano e chiude la partita.

Sono prelevati materiali, una mitragliatrice pesante con munizioni e bombe a razzo anticarro ma il prezzo pagato dalla pattuglia è di uno morto e 4 feriti.

Il gruppo rientra nelle proprie linee con i feriti e il Caduto, che credo possa trattarsi dell’alpino Guido Compagnoni (2) che oggi riposa nel campo militare del cimitero comunale di Livorno.

Il Sottotenente Pini propone Wesolwsky per una Croce al Valor Militare.

Il Generale Carloni, d’accordo con il Tenente Colonnello Pasquali, comandante del Reggimento, e con il Comandante del Brescia, visti i trascorsi dell’alpino, decidono invece di concedergli la Medaglia di Bronzo sul campo…

Dell’alpino Casimiro Wesolwski perdo le tracce dopo questa azione. Non so che se la fortuna sia stata dalla sua. Ma la sua figura riemerge dal passato. Un polacco che amava l’Italia e ha combattuto con coraggio una guerra persa che avrebbe potuto tranquillamente evitare.

(1) CRESCINI Giovanni, di Marco, nato a Vaglio, Brescia il 27 luglio 1925 – per questa azione è decorato di Medaglia d’Argento al Valore Militare
(2) COMPAGNONI Guido, di Luigi, nato a Bedizzole, Brescia l’11 agosto 1924 – non ho certezza che il caduto della pattuglia sia effettivamente Guido Compagnoni, ma è l’unico alpino della 3a Compagnia del Brescia che mi risulta caduto il 16 novembre 1944. Su alcuni testi Compagnoni risulta caduto su un capo minato perdendo nell’esplosione anche il suo fucile a cannocchiale.

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